Descrizione
Lo specchio di ossidiana ha una lunghissima storia legata alla catoptromanzia (la divinazione tramite superfici riflettenti o specchi) e alla magia. Chi guarda dentro questo specchio non cerca il proprio riflesso, ma l’ignoto. Il nero profondo annulla la realtà circostante e costringe l’occhio a perdersi nella penombra. Le “forme date dal caso” che emergono sulla superficie nera diventano lo schermo su cui l’osservatore (o il divinatore) proietta i propri pensieri, paure o visioni del futuro. L’atto divinatorio consiste proprio nel dare un senso e un ordine a questo caos visivo primordiale. “Divinatio” non rappresenta solo lo strumento della divinazione (lo specchio), ma mima il processo stesso del divinare. Attraverso la casualità controllata della tecnica di stampa, l’opera si trasforma in un dispositivo visivo attivo: lo spettatore stesso è invitato a guardare dentro la cornice e a compiere la propria “divinazione”, cercando di scorgere un significato tra le nebbie dell’inchiostro.
